Però esportiamo di più (e meglio)

Ieri il governo ha tagliato le previsioni di crescita del pil per il 2012 (-1,2 per cento sulla precedente stima, con un assestamento al -2,4 per cento), mentre il recupero nel 2013 dovrebbe arrestarsi a -0,2 per cento anziché raggiungere il previsto +0,5. Dati non inattesi e non confortanti, che però andrebbero letti – non in chiave consolatoria ma per una migliore consapevolezza di cosa si possa fare, e come, per aiutare l’economia – con i recentissimi dati relativi alla bilancia dei pagamenti.
7 AGO 20
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Ieri il governo ha tagliato le previsioni di crescita del pil per il 2012 (-1,2 per cento sulla precedente stima, con un assestamento al -2,4 per cento), mentre il recupero nel 2013 dovrebbe arrestarsi a -0,2 per cento anziché raggiungere il previsto +0,5. Dati non inattesi e non confortanti, che però andrebbero letti – non in chiave consolatoria ma per una migliore consapevolezza di cosa si possa fare, e come, per aiutare l’economia – con i recentissimi dati relativi alla bilancia dei pagamenti. Tale bilancia ha segnato un saldo attivo: significa che, nonostante l’indebolimento del commercio internazionale e il valore elevato dell’euro, in vari settori la produzione italiana resta competitiva. Le esportazioni sono cresciute, seppure di poco, anche nell’area euro e questo è un elemento particolarmente incoraggiante. A un’analisi attenta, si può constatare che la metamorfosi industriale che ha investito soprattutto le aziende di media dimensione inizia a dare i suoi frutti. Si deduce ad esempio che presegue la tendenza dell’export a collocarsi su livelli qualitativi in miglioramento, e anche nelle categorie merceologiche si vedono trasformazioni: per esempio l’esportazione farmaceutica ha superato in valore quella tessile. Naturalmente le esportazioni in crescita non compensano la caduta della domanda interna, ma segnalano la tenuta e persino lo sviluppo di aree di competitività consistenti. Si tratta soprattutto di medie imprese private che hanno saputo innovare e di piccole imprese che attraverso sistemi consortili hanno accesso al mercato internazionale. E’ una risorsa fondamentale del paese, che merita un’attenzione maggiore da parte del governo, soprattutto di fronte a previsioni generali sul pil non positive.
Sempre ieri, il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, nel corso di un’audizione alla Camera ha sostenuto allarmato che la pressione fiscale rischia di raggiungere nei prossimi anni il 45 per cento, addirittura il 55 per cento effettivo se si tiene conto del pil sommerso, quota che non può che soffocare definitivamente le imprese. Invece, oltre che un effetto diretto, la bilancia commerciale ha anche valore di indicazione per i mercati. Per esportare di più servono azioni organizzative e di promozione che sono state finora riservate quasi esclusivamente alle grandi imprese e, in qualche caso, ai distretti industriali. I dati oggettivi dovrebbero spingere a una estensione più mirata del sostegno all’export, che avrebbe anche ricadute sulla credibilità internazionale del sistema economico italiano ottenute senza inasprire ulteriormente la pressione fiscale.